Siamo in credito, #VOGLIAMOPOTERE! – verso il 9 e il 17 ottobre

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Siamo ormai arrivati al termine di un anno nel quale il Governo Renzi ha trasformato il Paese in piena continuità con gli Esecutivi precedenti. Con lo Sblocca Italia, il Jobs Act e la Buona Scuola le nostre vite sono peggiorate e la nostra società è sempre più basata sulla precarietà, sul ricatto, sul saccheggio indiscriminato delle risorse e sulla dequalificazione dei percorsi formativi. Questi risultati sono stati raggiunti grazie a delle forzature antidemocratiche ed autoritarie, disconoscendo totalmente le realtà sociali, le organizzazioni e i movimenti che in questi mesi hanno messo in campo una radicale alternativa all’esistente. È anche per questo motivo che l’anno si è concluso con un arretramento del Governo sul terreno del consenso, eroso però anche dalla straordinaria e ostinata mobilitazione del mondo della scuola.

Nei prossimi mesi la chiusura del ciclo di trasformazioni del mondo della formazione probabilmente coinvolgerà anche l’università, con una riforma le cui premesse non sono affatto positive sia rispetto al metodo – la consultazione farsa alla quale sono stati sottoposti i soggetti sociali delle università – sia per quanto riguarda il merito dei contenuti della proposta, stando alle prime indiscrezioni. Inoltre con l’autunno l’azione politica del Governo sarà orientata, secondo le parole di Renzi all’Assemblea Nazionale del PD, sulla centralità della questione fiscale: nessuna novità rispetto al passato, anche in questo campo un Governo nuovo solo di facciata mette al centro dell’agenda tagli pesantissimi per i servizi pubblici – in particolare la sanità, con un taglio di 10 mld di € – al fine di ridurre la tassazione patrimoniale. Uno schema perfettamente congruente con le politiche di austerità che hanno colpito le nostre vite negli ultimi anni e che hanno redistribuito risorse dal basso verso l’alto.

A livello europeo, la drammatica situazione della Grecia ha svelato definitivamente ciò che da anni denunciamo: la questione del debito e dell’austerità, lungi dall’essere un tema esclusivamente economico o addirittura meramente tecnico, rappresenta la leva politica del governo del nostro Continente. Il ricatto del debito si riproduce su più piani, dentro e tra i Paesi europei, e alimenta una continua redistribuzione di risorse dal basso verso l’alto. La lotta tra alto e basso, tra élite economico-finanziarie e popoli europei, è caratterizzata da rapporti di forza drammaticamente impari. Per ribaltare questi rapporti di forza e aprire spazi reali di trasformazione delle nostre vite in Europa è necessario innanzitutto attaccare la retorica del debito. Noi, la generazione che vive per la prima volta dal Dopoguerra condizioni materiali peggiori dei propri genitori, dopo anni di tagli e misure d’austerità, non siamo affatto in debito con nessuno. Piuttosto, siamo più che mai in credito: di diritti, di risorse, di democrazia.

Per queste ragioni crediamo che sia necessario mobilitarsi fin da subito, a partire dalle scuole e dalle università ma con lo sguardo rivolto all’intera società che oggi subisce con violenza gli attacchi di queste politiche. Vogliamo potere, inteso come verbo e non sostantivo: poter studiare, poter scegliere il nostro futuro, poter vivere una vita dignitosa, poter cambiare collettivamente la nostra condizione di subalternità. Vogliamo potere, e non siamo disponibili a contrattare le briciole rispetto all’esistente: non scenderemo a patti. Del resto è dall’alto che è arrivata la rottura con ogni meccanismo democratico, che si è mandata in soffitta la ricerca del compromesso sociale in favore di relazioni di potere nella società fondate sulla competizione, sulla valutazione e sulla distruzione dei diritti sociali e del lavoro. Tuttavia non siamo nostalgici dei vecchi ‘equilibri’: il ‘no’ del popolo greco ha aperto un campo inedito di possibilità per identificare chiaramente la nostra controparte e forzare la storia in nostro favore.

Vogliamo produrre questa forzatura fin da subito, non c’è niente da aspettare. L’8 settembre, in occasione dei test d’ingresso a medicina, torneremo a ribadire che per cambiare veramente questo Paese è necessario garantire l’accesso libero e universale ai percorsi formativi, misura necessaria in particolare per garantire un sistema sanitario pubblico e di qualità, proprio quel sistema che il Governo Renzi vuole attaccare. Il 23 settembre con le notti bianche in tutte le scuole del Paese dimostreremo che il mondo della scuola sa reagire all’attacco infertogli dalla riforma praticando dal basso un’altra idea di istruzione per un’altra idea di società.

Il 9 ottobre torneremo a riempire le strade e le piazze del nostro Paese con una mobilitazione nazionale studentesca:

  • per scuole e università di tutti e per tutti. Siamo convinti che oggi una formazione aperta, gratuita e realmente di tutte e tutti, luoghi di formazione autogovernati democraticamente e un altro modello di didattica e di valutazione siano condizioni necessarie per fare della conoscenza una leva per trasformare il mondo, per riconvertire le produzioni e costruire un altro modello di sviluppo. I veri nemici del cambiamento sono coloro i quali, Governo in primis, vogliono subordinare la conoscenza agli interessi a breve termine dei privati e dei potenti. Il movimento contro la Buona Scuola ha avviato un processo reale di riscatto e riconquista dei luoghi della formazione che di certo non si fermerà con un voto illegittimo, lontano dal Paese reale;

  • per il welfare universale e un reddito contro la precarietà e le disuguaglianze economiche e culturali. Crediamo in un modello di welfare e reddito ben diverso da quello del Governo, che si muove attorno ad ipotesi familiste, assistenzialiste e legate all’accettazione di lavori precari, sottopagati e incongruenti con i percorsi formativi e di vita. Viceversa rivendicare un reddito individuale e universale, articolato anche nella forma del reddito di formazione, significa rivendicare il cambiamento delle nostre vite e assieme il cambiamento dell’intera società, con la rimodulazione del sistema di tassazione per redistribuire risorse dall’alto verso il basso e con una nuova stagione di piani industriali e di sviluppo per la creazione di lavoro di qualità: questa è la vera riforma fiscale di cui il Paese ha bisogno. La battaglia sul reddito è il principale terreno ricompositivo sul quale intendiamo aggregare le variegate figure del mondo della precarietà e coloro i quali si muovono tra il mondo della formazione e quello del lavoro;

  • per la democrazia e contro l’autoritarismo che oggi si estende ovunque, dai luoghi di formazione a quelli di lavoro, e che a livello europeo si sostanzia nel governo dell’austerità. Pretendiamo che venga riconosciuto un reale protagonismo a studentesse e studenti in scuole e università e sui territori, e più in generale che l’atteggiamento autoritario del Governo italiano e della governance europea lascino spazio all’autodeterminazione delle persone.

Lungo tutto l’arco della giornata del 9 realizzeremo iniziative nelle scuole, nelle università e nelle città per costruire insieme un’altra idea di formazione, welfare e società a partire da nostri bisogni sempre più impellenti. Dal 9 ottobre inizieremo una settimana di mobilitazione che ci porterà verso il 17 ottobre, la giornata mondiale per l’eradicazione della povertà nella quale come ogni anno Libera e il Gruppo Abele si attiveranno per il reddito di dignità e il rifinanziamento dei servizi pubblici. Sarà per noi una giornata in connessione con la tre giorni di mobilitazione europea lanciata da Blockupy per il 15-16-17 ottobre a Bruxelles.

Riempiremo la settimana dal 9 al 17 ottobre di azioni e iniziative sul piano della formazione, del reddito e del welfare, della cittadinanza studentesca, della relazione tra formazione e lavoro, della democrazia, che metteranno in luce l’esistenza di un’alternativa concreta e radicale alle miserie dell’esistente. Lo faremo dentro il percorso della coalizione sociale che stiamo contribuendo a costruire assieme a molti altri sui territori, provando a costruire uno spazio di protagonismo per tutti coloro i quali oggi non sono rappresentati da nessuno e subiscono più di altri gli attacchi di questo Governo e della governance europea.

Non ci fermeremo qui: l’evoluzione della gestione della crisi a livello europeo ha accelerato il ritmo dell’attacco neoliberista mosso agli studenti, ai precari, ai lavoratori, ai migranti, all’ambiente. Oggi è più che mai necessario definire connessioni forti tra i movimenti a livello europeo per costruire uno spazio di mobilitazione comune che, a partire dai territori, permetta di prendere voce collettivamente sfruttando anche gli spazi aperti dalle elezioni politiche in alcuni Paesi mediterranei, come il Portogallo e la Spagna. Non in termini di mera solidarietà, quanto riconoscendo una condizione comune sul piano europeo tra chi nel basso della società ha subito negli ultimi anni gli effetti della crisi. Per questo ci siamo fatti promotori assieme a tante altre realtà studentesche europee dell’appello “We are in credit! Free knowledge against austerity”, che mette a disposizione la giornata internazionale studentesca del 17 novembre, raccogliendo al contempo l’appello di Blockupy per la costruzione di un OXI – il ‘no’ greco espresso in occasione del referendum – sul livello europeo. Auspichiamo che il nostro appello assieme alla partecipazione al percorso di Blockupy possa contribuire a costruire uno spazio molto più ampio di mobilitazione per cambiare radicalmente questa Europa a partire dalla nostra comune condizione di subalternità.

È tempo di fare una scommessa: dobbiamo attaccare i tempi drammatici che stiamo vivendo con un’alternativa reale, radicale e concreta all’esistente. Oggi rompere l’orizzonte unico dell’autoritarismo e dell’austerità è necessario per fare spazio all’Europa dei diritti, della dignità e della democrazia. Non saremo soli in questa battaglia: la sfida per la costruzione di un’altra società a partire dalle mobilitazioni che si sono intrecciate nel corso degli ultimi anni, e a partire dalle tante e dai tanti che qualcuno oggi vorrebbe ridurre ai margini della storia, è solo all’inizio.

Liberarci dalle miserie del presente per fare spazio alla ricchezza del possibile è oggi più che mai una necessità storica.

volantino_mobilitazione

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