Piattaforma Rivendicativa 17Nov – Change is NOw!

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Il 17 novembre è la Giornata Internazionale dello Studente. Una giornata storica di opposizione ai regimi totalitari e all’autoritarismo di pochi. Una giornata in cui le studentesse e gli studenti di tutto il mondo si mobilitano prendendo  parola e protagonismo in un sistema economico e sociale che li mette ai margini dei processi decisionali, lontani dal poter esercitare il loro diritto allo studio, all’emancipazione, a potersi riappropriare fin dal presente del loro diritto a determinare il futuro.

 

  • Referendum Costituzionale: perché NO? Il nostro NO costituente

 

In una fase come quella attuale, dove i diritti dei cittadini e delle cittadine vengono sacrificati quotidianamente nel nome delle lobby finanziarie e delle leggi del mercato, è nostro dovere scendere in piazza per difendere i principi democratici con i quali fu pensata la legge garante del nostro Stato, la Costituzione.

Il 4 Dicembre saremo chiamati ad esprimerci sulla Revisione Costituzionale Renzi – Boschi che va, di fatti, a svuotare di senso la democrazia e la partecipazione, intesa nel senso più alto che porta con sé, andando ad accentrare il potere nelle mani del Governo Centrale.

La propaganda governativa ci bombarda di informazioni riguardanti il fantomatico abbattimento dei costi della politica e la “risolutoria” riduzione del numero dei parlamentari. Dietro questo quadro portato avanti dal Governo, è palese la volontà  dei proponenti di saltare i processi democratici e di partecipazione ai processi decisionali. Il risparmio effettivo mensile di 0,80 centesimi a cittadino (Renzi ha annunciato 500 mln di euro risparmiati con questa riforma) ci obbligherebbe a sacrificare il valore della democrazia nel nome dell’autoritarismo e dell’esclusione dai processi decisionali dei cittadini e delle cittadine. Nella legge che sarà sottoposto a volontà popolare il 4 dicembre è centrale il passaggio sulla partecipazione attiva dei cittadini alle scelte governative: le firme necessarie per proporre una Legge d’Iniziativa Popolare passeranno da 50mila a 150mila firme, per proporre un Referendum Abrogativo saranno necessarie 800mila firme piuttosto che 500mila.

Ci chiediamo quale sia il cambio di verso che questo Referendum porta con sè, figlio delle peggiori politiche portate avanti nel nostro Paese dalla Prima Repubblica fino ad oggi.

Come studenti e studentesse diciamo ancora una volta che vogliamo poter decidere sul nostro futuro, sul nostro territorio, nelle nostre scuole e nelle nostre Università.
Gli studenti ancora una volta si ergono a difesa della democrazia e della partecipazione, proponendo dal basso una reale alternativa per il Paese.

 

  • Diritto allo studio nelle Università

Il nostro Ateneo ha un sistema di tassazione che grava pesantemente sui redditi delle famiglie, a tal punto di dover fare abbandonare gli studi ad una parte degli studenti. Inoltre i fondi destinati al finanziamento delle borse di studio continuano ad essere insufficienti: la figura degli idonei non beneficiari è ancora oggi una realtà del sistema del diritto allo studio nazionale.

C’è una chiara volontà da parte del Governo nazionale di non investire nel Diritto allo Studio Universitario, attuando invece delle misure propagandistiche utili solo al mantenimento dello status quo, o peggio all’introduzione di dispositivi competitivi e di esclusione.

Rivendichiamo:

  • Una riforma della tassazione e l’introduzione di una no tax area fino a 28000 Euro che miri alla gratuità del sistema universitario, per bloccare il continuo calo delle immatricolazioni e l’aumento dell’abbandono degli studi, dati oggi sconfortanti negli atenei Meridionali;
  • Un aumento del Fondo Integrativo Statale e dei fondi regionali per garantire la sostenibilità del percorso degli studi attraverso l’erogazione delle borse di studio a tutti gli aventi diritto;
  • Misure di welfare indiretto, dalle politiche abitative alle politiche sulla mobilità e a quelle sull’accesso alla cultura;

L’introduzione del Reddito di Formazione per l’autodeterminazione e l’emancipazione dei soggetti in formazione.

 

  • Formati NON sfruttati! – Alternanza Scuola-Lavoro

Passato un anno dall’approvazione della Buona Scuola l’alternanza scuola-lavoro sta diventando realtà in tutte le scuole superiori italiane. Un’alternanza scuola lavoro che, come già contestavamo dall’anno di mobilitazioni contro la “Buona Scuola”, non ha alcuna valenza formativa e non presenta, in molti casi, relazioni con il percorso di studi intrapreso dagli studenti. In tutta Italia, infatti, si sono riscontrati pessimi sistemi di alternanza scuola-lavoro che spesso sfociano in ore sottratte allo studio o spese in percorsi di sfruttamento da parte di grandi multinazionali.

A Bari, sono state molte le segnalazioni negative degli studenti: ci sono stati numerosi problemi di inutilità e scarsa organizzazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro.

A questo quadro già abbastanza critico, è da aggiungere l’accordo, chiamato “Campioni dell’Alternanza”, stipulato qualche settimana fa dal MIUR con 16 multinazionali, tra le quali McDonald’s, Eni, Intesa San Paolo e Zara. L’accordo suddetto va ad aggravare la pessima situazione nella quale versa la scuola pubblica nel nostro Paese: sempre più svenduta ai voleri delle grandi lobby economico-finanziarie.

Non vediamo come i percorsi di alternanza scuola-lavoro che si andranno a svolgere in aziende come McDonald’s e Zara possano essere realmente formativi. Siamo del tutto contrari ad un’alternanza scuola-lavoro che non tiene conto della correlazione tra sapere e saper fare, che educa ad un lavoro alienante e di subalternità.

Seppur da anni all’interno del nostro sistema scolastico si viva la cronica mancanza del “saper fare” all’interno dell’offerta formativa con una concentrazione sull’apprendimento nozionistico e frontale, un tale modello di alternanza scuola-lavoro non va a implementare esperienze realmente formative e attinenti al loro percorso di studi.

Richiediamo, quindi, un Codice Etico che tenga conto dei percorsi di studi di ogni Istituto. Pensiamo sia fondamentale uno Statuto degli studenti e delle studentesse in alternanza scuola-lavoro che tuteli  e garantisca i diritti degli studenti impegnati in percorsi di alternanza scuola-lavoro.

 

 

  • Prossima Fermata: trasporti gratuiti e di qualità

 

Il sistema del trasporto pubblico barese versa da anni in una condizione drammatica, per la quale studenti e pendolari continuano a subire numerose situazioni di disagio. Le grosse mancanze del sistema di trasporti costituiscono un limite al diritto allo studio poiché vanno a condizionare la scelta del percorso formativo e della scuola o Università da frequentare, considerati gli enormi costi e la mancanza di una rete di collegamento capillare.

Gli studenti e le studentesse hanno più volte denunciato le condizioni nelle quali sono costretti a viaggiare ma alle continue mobilitazioni degli studenti si è risposto con promesse non mantenute dalle Amministrazioni.

Le aziende che presentano numerosi problemi sono Trenitalia, FSE, FNB, Miccolis, FAL, Sita, AMTAB ed STP. Le suddette aziende non agiscono con un piano comune che garantirebbe ad uno studente proveniente da Comuni a Nord di Bari le zone a Sud della Città, o viceversa.

Inoltre, mentre aziende quali Stp, FSE e Miccolis raggiungono il Polivalente – sede di numerosi Istituti che si sono mobilitati per le pessime condizioni nelle quali viaggiano gli studenti – il Marconi, il Socrate, il Giulio Cesare, il Fermi e le scuole presenti nella zona del Lungomare, agenzie come l’FNB e la Sita ricoprono quasi solamente l’area del centro cittadino barese.

Dunque, molte scuole e sedi dell’Università sono mal collegate o del tutto scollegate da numerosissime zone della Città di Bari e limitrofe costringendo gli studenti a seguire dei percorsi obbligatori dettati dalla distanza socio-economica e geografica.

Chiediamo che gli organi competenti prendano come impegno prioritario l’istituzione di fermate nei pressi di tutte le scuole e le sedi dell’Università, in modo da poter garantire agli studenti e alle studentesse l’utilizzo di un solo mezzo di trasporto per raggiungere i luoghi della formazione.

Per quanto riguarda le periferie, esiste delle enormi differenze fra zone collegate in maniera discreta alla città e zone distanti geograficamente ed economicamente dal resto della città. Queste differenze creano enormi disagi agli studenti che devono poter andare e tornare a scuola e Università senza problemi di orari o sovraffollamenti di bus e treni.

Richiediamo l’aumento della frequenza delle corse da ogni paese limitrofo alla città di Bari o quartiere periferico in modo da agevolare gli studenti e la cittadinanza tutta perlomeno nelle fasce orarie più richieste così da non creare disagi e sovraffollamenti all’interno dei mezzi ed evitare ritardi e limitazione della possibilità di mobilità.

Altro annoso problema è quello relativo agli eccessivi costi degli abbonamenti che si presentano come un limite per famiglie che non possono spendere tutti quei soldi. Gli studenti infatti comprano abbonamenti mensili dal costo molto alto non godendo di alcuna agevolazione. In tutte le compagnie di trasporti pubblici riguardanti l’area metropolitana di Bari non esistono alcune convenzioni per gli studenti. Casi eccezionali sono quelli della compagnia STP nella quale esiste un’ agevolazione riguardante il mese di maggio per gli studenti che usufruiscono del servizio nei mesi di febbraio, marzo e aprile, il che è una buona prospettiva, ma solo una piccola parte di ciò che dovrebbe essere la gratuità dei mezzi pubblici per gli studenti e le studentesse.

Chiediamo perciò che la componente studentesca riceva delle agevolazioni sui costi dei mezzi di trasporto destinando ad essa abbonamenti realmente ridotti.

Una delle migliori opzioni per migliorare quello che è attualmente il trasporto pubblico riguardante l’area metropolitana di Bari è quello di creare un consorzio tra le varie aziende in maniera tale da creare una collaborazione che porti ad un sistema coerente per tutti gli studenti e tutte le studentesse. Come tali pretendiamo un adeguato piano di finanziamenti che possa migliorare le condizioni dei trasporti e costruire una rete capillare che sia davvero in grado di collegare il centro di Bari con le zone limitrofe della città e con le province.

 

 

  • Scuole sicure? Da morire!

 

L’edilizia scolastica è uno dei problemi più sentiti dagli studenti e dalle studentesse baresi date le condizioni pessime nelle quali versano gli edifici della nostra città. Secondo la legge 23/96, si dovrebbero garantire aule e impianti sportivi agli studenti, ma soprattutto strutture sicure, tuttavia la situazione è ben diversa e, se sembrava che il piano “scuole belle” e “scuole sicure”  del governo Renzi volesse occuparsi di edilizia scolastica, non è stato proprio così.

Da anni l’Unione degli Studenti rivendica la necessità di reali finanziamenti perché è un dato di fatto che mancati investimenti in strutture si traducono poi in un impoverimento dell’offerta formativa e, nella nostra città, sono numerosi i casi di cronaca (dai crolli all’inagibilità di palestre, laboratori e spazi in cui poter fare assemblea), che dimostrano che le risorse attualmente stanziate non sono sufficienti e che quello dell’edilizia scolastica è uno dei problemi storici e strutturali del sistema scolastico sul quale si deve investire immediatamente.

Attualmente a Bari è stata destinata la somma di 1.800.000 €, un fondo esiguo dato che lo si deve utilizzare per tutti i tipi di manutenzione riguardante un’ottantina di istituti, con un totale di 160 plessi su Bari e provincia.

In seguito ad una consultazione effettuata negli istituti, i dati raccolti hanno rivelato le condizioni drammatiche in cui versano gran parte delle scuole:

-21 scuole su 30, presentano problemi strutturali come crepe nei muri, soffitti dai quali si staccano pezzi, aule e palestre inagibili o pericolanti e porte rotte.

-18 scuole su 30 hanno problemi riguardanti laboratori spesso inaccessibili o sprovvisti di materiali e strumenti.

-18 scuole su 30 presentano problemi riguardanti l’igiene e la pulizia, che in istituti come l’I.P.S.S.S.S. (Istituto Professionale di Stato per i Servizi Socio-Sanitari) sono fondamentali per il percorso di studi che dovrebbe essere garantito agli studenti e alle studentesse.

Siamo stanchi di studiare in scuole che crollano e che non ci assicurano spazi dove poter vivere le nostre passioni e dar spazio alla nostra creatività. Per questo il 17 novembre scenderemo in piazza per riprendere parola e chiedere alle istituzioni competenti lo stanziamento di un adeguato piano di finanziamenti da destinare all’edilizia scolastica.

 

 

  • Comodato d’uso gratuito sui libri di testo: una battaglia tutta da vincere!

 

Ogni anno le famiglie degli studenti e delle studentesse del nostro Paese sono costrette a pagare dai 500 ai 600 euro per i libri di testo scolastici, secondo dati ISTAT. Questo fattore che alimenta le disuguaglianze esistenti all’interno delle scuole e rende l’accessibilità all’istruzione un privilegio per pochi. Questa situazione però, potrebbe essere in parte migliorata dal comodato d’uso gratuito dei libri di testo in tutte le scuole.

Nelle scuole del Comune di Bari, gli studenti con un reddito familiare inferiore a €10.632,94 annui possono usufruire di questa misura. L’attuale sistema basato sul comodato d’uso gratuito, però, non risolve totalmente il problema dell’accesso all’istruzione e, dunque, non è una soluzione alle criticità esistenti nel nostro sistema di diritto allo studio.

La scuola non dev’essere escludente nei confronti di chi non ha le possibilità economiche tali da permettersi di accedere agli studi, ma deve garantire la possibilità di emancipazione e riscatto sociale per gli studenti e le studentesse.

Chiediamo un innalzamento della soglia di accesso al comodato d’uso gratuito per consentire a tutti gli studenti e a tutte le studentesse un’istruzione gratuita e di qualità.

 

 

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